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SEO per l’intelligenza artificiale: come farsi citare da ChatGPT, Gemini e Perplexity

Sempre più persone fanno domande a un assistente AI invece di cercare su Google. Ecco cosa cambia per il tuo sito e le cinque cose da sistemare per diventare una fonte che le AI citano.

Illustrazione: lente di ricerca e assistente AI

Fino a poco tempo fa la domanda era una sola: come arrivo primo su Google? Oggi una parte crescente delle ricerche passa da un assistente come ChatGPT, Gemini, Copilot o Perplexity, che non mostra dieci link ma una risposta scritta, con qualche fonte citata. Essere quella fonte è il nuovo obiettivo.

Questo lavoro ha preso diversi nomi: GEO (Generative Engine Optimization), AIO (AI Optimization), LLM SEO. La sostanza è la stessa: rendere i contenuti del sito facili da trovare, capire e citare per i modelli linguistici.

Cosa cambia rispetto alla SEO classica

Meno di quanto si pensi. Gli assistenti AI che navigano il web partono quasi sempre dai risultati dei motori di ricerca: un sito che Google non trova difficilmente verrà citato da un’AI. La SEO tecnica resta la base. Quello che cambia è il modo in cui il contenuto viene letto: non una pagina intera, ma singoli passaggi estratti e ricomposti in una risposta.

Per questo vincono i testi che rispondono in modo diretto, con frasi che stanno in piedi da sole, dati verificabili e un autore riconoscibile.

Cinque interventi concreti

1. Rispondi alla domanda nelle prime righe

Se la pagina spiega “quanto costa un sito e-commerce”, la risposta (anche come forbice) deve stare in alto, in due o tre frasi chiare. Il dettaglio viene dopo. Un assistente AI cerca proprio quel paragrafo.

2. Usa titoli che sono domande vere

I titoli H2 e H3 scritti come le domande dei clienti (“Serve la partita IVA per vendere online?”) aiutano sia Google sia i modelli a capire a cosa risponde ogni sezione.

3. Aggiungi i dati strutturati

Il markup Schema.org (JSON-LD) dice in modo esplicito chi sei, dove sei, che servizi offri, chi ha scritto un articolo e quando. Sono informazioni che le AI usano per collegare il tuo sito alla tua azienda e per fidarsi della fonte.

4. Pubblica un file llms.txt

È una proposta recente: un file di testo, all’indirizzo /llms.txt, che riassume il sito e indica le pagine più importanti in un formato pensato per i modelli linguistici. Non è ancora uno standard ufficiale, ma costa poco e rende il sito più leggibile per gli assistenti.

5. Fatti nominare altrove

Le AI tendono a citare chi è citato: recensioni, articoli di settore, profili aggiornati su Google, LinkedIn e directory affidabili. Coerenza di nome, indirizzo e servizi ovunque è fondamentale.

Da dove partire

  • Controlla che le pagine principali siano indicizzate su Google Search Console.
  • Riscrivi l’inizio delle pagine dei servizi perché rispondano subito alla domanda del cliente.
  • Aggiungi i dati strutturati dell’azienda e degli articoli.
  • Pubblica /llms.txt e tienilo aggiornato.
  • Chiedi recensioni e cura i profili esterni.

Se vuoi capire come il tuo sito viene letto oggi da Google e dagli assistenti AI, parliamone: partiamo da un’analisi e da un elenco di priorità, senza promesse impossibili. Trovi anche il nostro servizio di posizionamento siti web.

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